Rapporto Byron: un'analisi seria sulla violenza nei videogiochi
0 commenti Pubblicato da Dario a 13.00Ha fatto piuttosto scalpore in rete l’uscita del così detto rapporto Byron che parla dei pericoli a cui i ragazzi preadolescenti sono esposti a causa di internet e dei videogiochi, con particolare riguardo alle problematiche che incorrono con i nuovi videogiochi, dal momento che hanno la capacità di mettere in contatto ragazzi con altri ragazzi che stanno giocando in quel momento (chat vocali, testuali, webcam etc etc). Il rapporto in questione è stato commissionato alla dottoressa Byron dal Primo Ministro inglese, pertanto è necessario sottolineare che quanto scritto da Byron fa specificatamente riferimento al mercato inglese (che per quanto riguarda i videogiochi è uno dei più sviluppati in Europa) e alla società inglese. Metto da subito le mani avanti: parlo da videogiocatore navigato: ho 27 anni, gioco da quando ne avevo 10 e continuo a giocare tutt’ora. Ho sempre giocato molto (adesso lo ammetto: in alcuni periodi anche troppo), e mi sono dedicato sia al gioco offline che al gioco online. Mi disturbano le critiche generiche e qualunquiste ai videogiochi: “sono violenti”, “non è roba per bambini” etc etc… quante volte mi sono sentito ripetere queste cose!! Mi hanno sempre dato fastidio non perché non fosse vero (molti videogiochi SONO violenti ed alcuni contenuti NON sono adatti a bambini!), ma perché mi ritenevo abbastanza maturo da giocarci lo stesso e soprattutto perché accendendo la televisione si vedevano le stesse cose, ma nessuno aveva da obiettare. Leggo adesso delle critiche in rete che vengono scagliate contro questo rapporto (vedere ad esempio Hardware Upgrade e i relativi commenti alla news): giusto per curiosità, mi sono scaricato il rapporto completo (226 pagine) e l’ho letto. Ebbene, devo dire che è un lavoro con i fiocchi.
Iniziamo a sfatare un “mito”: la dottoressa NON dice che i videogiochi fanno male.
Cito:
“There is evidence in adult populations that visual perception skills are improved by prolonged action video game usage. Improvements were noted in visual processing and attentional processing. Moreover, these effects generalised to other tasks (Green and Bavelier, 2007). It is unknown for how long the brain effects last if the person stops playing the video game. This will be a question for future research.”
Traduzione:
“Ci sono prove che nella popolazione adulta le capacità di percezione visiva vengono migliorate da un prolungato uso di Video Games. Miglioramenti sono stati notati nell’elaborazione di dati visivi e nell’attenzione. Inoltre, questi effetti si sono riflessi anche in altri campi [oltre a quello dei videogiochi]. Non si conosce la durata di questi effetti sul cervello una volta che la persona cessa di videogiocare. Altre ricerche tenteranno di rispondere a questo quesito in futuro”
Quindi, il rapporto analizza oggettivamente l’effetto dei videogiochi sul cervello, e ne riconosce i benefici. Ma non è tutto rose e fiori:
“Many gamers told me that it is not unusual for them to be exposed to inappropriate language, racist comments, or other verbal abuse when playing online, or for gamers to gang up on another gamer to prevent them progressing in a game . This is a point that is further illustrated by a recent poll of online gamers, where 87% of respondents said they had experienced conduct from other players (e.g. bad language or abusive comments) which they would deem inappropriate for children or young people under 18 to encounter, compared with 10% who said they had not (TNWA poll, 2008). However, gamers also told me that it is usually the younger players who use bad language and threaten each other, whilst older players tend to use the mute options more and ignore the younger players. “
Traduzione:
“Molti giocatori mi hanno riferito che non è inusuale per loro essere esposti a linguaggi inappropriati, commenti razzisti, o altri abusi verbali quando giocano online, oppure osservare giocatori riunirsi per ostacolare la loro crescita nel gioco. Questo punto è meglio illustrato da un recente sondaggio condotto fra videogiocatori, in cui l’87% dei partecipanti ha dichiarato di aver osservato comportamenti di altri giocatori (linguaggio volgare, commenti offensivi) che loro ritengono inappropriati per bambini o persone al di sotto dei 18 anni, contro il 10% che affermava il contrario. Tuttavia, i videogiocatori hanno anche affermato che sono i videogiocatori più giovani ad utilizzare un linguaggio volgare e a minacciarsi fra loro, mentre i videogiocatori più anziani tendono a utilizzare l’opzione “mute” [silenenziare le chat vocali/verbali] e ad ignorare i giocatori più giovani”
Come non essere d’accordo? Quante bestemmie, parolacce, minacce ho sentito giocando online? Ho sempre creduto che fosse un modo per certa gente di “farsi grande”… proprio perché magari erano 14enni, che di grande avevano ben poco: queste parole di Byron centrano in pieno il problema. Tuttavia la domanda resta: lascereste vostro figlio 13enne in una chat in cui volano insulti, bestemmie e minacce come se fossero saluti? Io cercherei di evitare…
Naturalmente, esistono degli organismi che classificano i videogiochi, che identificano le fasce d’età più adatte per il prodotto. Ma questi organismi funzionano?
“The process for classifying games in the UK works reasonably well. (…) Despite the fact that most video games don’t have to be classified by law, the vast majority of games are voluntarily rated through PEGI, demonstrating that this is an industry that wants to be responsible, is willing to self-regulate, and recognises the concerns around children’s well being and the need to give consumers information about the content of games.”
TRADUZIONE:
“Il processo di classificazione dei videogiochi in Inghilterra funziona ragionevolmente bene.(…) A dispetto del fatto che la legge non obbliga ad una classificazione la maggior parte dei videogiochi, la maggior parte dei videogiochi viene volontariamente [da parte delle software house] fatta classificare da PEGI, dimostrando che l’industria videoludica vuole essere responsabile, è in grado di autoregolarsi e riconosce le preoccupazioni esistenti che riguardano i bambini ed ha il bisogno di dare ai consumatori informazioni riguardo il contenuto del videogioco”
Chiarissimo: l’industria videoludica riconosce i rischi che i ragazzi potrebbero correre, ed ha creato un organismo interno di autoregolamentazione che funziona bene. Ma come funziona la classificazione, una volta che i videogiochi sono sugli scaffali?
“It was also quite clear that age ratings on video games generally do not have the impact they should in terms of influencing purchasing behaviour, and do not hold the same weight as the same ratings on DVDs. For instance, almost half of respondents to a 2007 YouGov survey said they rarely or never took notice of the ratings on video game packaging when they purchased or played games. This may be because ‘games’ are perceived to be part of childhood and not something that parents traditionally worry about.”
TRADUZIONE:
“E’ chiaro che la classificazione dei videogiochi non ha normalmente l’impatto che dovrebbe avere nell’influenzare l’acquisto, e non ha lo stesso peso importanza che può avere la classificazione dei DVD. Nella fattispecie, quasi la metà di coloro che ha risposto ad un sondaggio di YouGov nel 2007, hanno risposto che hanno solo raramente o mai si sono accorti del bollino di classificazione del videogioco quando lo hanno acquistato o giocato. Ciò accade probabilmente perché i “giochi” sono percepiti come parte dell’infanzia e non come qualcosa di cui i genitori dovrebbero preoccuparsi”
Qui nascono i problemi: non è l’industria che manca di regolamentazione (anche se questa potrebbe essere migliorata) ma sono i genitori che non sono abbastanza consapevoli del contenuto dei videogiochi. E’ bello riempirsi la bocca di parole riguardo la censura dei videogiochi, la limitazione della vendita ai minori di XX anni, ma poi che senso ha tutto ciò se poi i genitori non controllano gli avvisi sulle scatole? In definitiva, queste sono le proposte del rapporto:
“(…) the group should consider the best way to ensure parents and children are aware of and understand the online classification system(s), the general risks of online gaming, and how to minimise those risks using the online scheme(s). Given the current low levels of awareness amongst parents, I suggest this includes prominent notices on the front of games packaging, or during the online buying process where games have online networking capabilities – clearly informing consumers of this fact and directing them to further information. Age ratings for online games should be more prominent and consideration should be given to incorporating static flash screens at the beginning of online games with audio warnings about the age rating.”
TRADUZIONE:
“Il gruppo [che dovrebbe occuparsi di classificare i giochi online o che hanno una forte componente online] deve trovare il modo migliore di assicurarsi che i genitori e i bambini siano consapevoli e capiscano i sistemi di classificazione dei giochi online, i rischi generali dei giochi online e come minimizzare questi rischi. Dato l’attuale basso livello di attenzione da parte dei genitori, suggerisco di introdurre avvisi evidenti sulla confezione del videogioco, oppure durante l’acquisto online del videogioco, quando i videogiochi hanno funzionalità online, informando chiaramente i consumatori dei rischi dirigendoli verso [pagine web] con maggiori informazioni. I limiti di età per i giochi online dovrebbero essere più evidenti e bisognerebbe prendere in considerazione l’idea di incorporate schermate lampeggianti all’inizio dell’esperienza di gioco online, con avvisi sonori riguardo l’eta consigliata per il gioco.”
Notate bene quello che il rapporto dice: allo stato attuale il maggior problema non sono i videogiochi, ma sono i genitori che non sorvegliano abbastanza i propri figli, e pertanto le “contromisure” da prendere servono a rendere più evidente il rating del gioco agli occhi degli adulti.
In definitiva, vorrei spezzare una lancia a favore del rapporto: è scritto di una persona che ha studiato e analizzato minuziosamente l’argomento, ed è consapevole di cosa dice. Il rapporto non fa mai dichiarazioni affrettate, non si schiera dalla parte dell’industria dei videogiochi, né dalla parte di coloro che vorrebbero “proteggere” i ragazzi dai videogame. Il rapporto osserva la situazione, ne fa emergere le criticità e propone delle possibili contromisure. Il nodo è uno: internet espone ovviamente a dei pericoli, soprattutto quando parliamo di ragazzi, ed è necessario che sia i ragazzi stessi che i genitori siano consapevoli di ciò, in modo da prendere le dovute contromisure, qualora fosse necessario, magari limitando l’accesso ad alcune famiglie di siti (ne parlo nel mio post su dd wrt). Come non esser d’accordo?
Ps:
Ho notato una frase in questo rapporto, che chiarisce (almeno in parte) la diatriba fra violenza e videogiochi:
“There is also some evidence of a correlation between playing violent video games and aggressive behaviour/personality in the real world, but this does not prove that one causes the other”
Traduzione:
“Ci sono inoltre alcune prove della correlazione fra il giocare a videogiochi violenti e comportamenti/personalità aggressive nel mondo reale, ma questo non prova che il primo fattore sia la causa del secondo. “
Abbastanza chiaro no? Posso essere anche un violento facinoroso nel videogioco, ma questo non significa necessariamente che lo diventerò nella vita reale… piuttosto se sono una persona violenta nella vita reale, è facile che lo sia anche nei videogiochi. Se solo questo fosse capito da tutti…
Etichette: Privacy, Sicurezza, Videogiochi
Ho parlato qualche giorno fa di CanSecWest, evento dedicato alla sicurezza informatica. I partecipanti sono stati sfidati a violare dei laptop con Linux, Vista e MacOsX installati... in palio c'erano i portatili stessi e un bel po' di soldi. Avrei scommesso che Vista sarebbe caduto per primo... e invece no! Ma andiamo con ordine: il primo giorno sono stati messi in rete i tre portatili, con nessun tipo di programma in esecuzione, a parte ovviamente il sistema operativo. In questa prima fase nessuno è riuscito a "bucare" i pc. Nella seconda giornata le regole sono state ammorbidite: gli hacker potevano decidere di far visitare alla macchina vittima una certa pagina web o di leggere la posta elettronica. In questa situazione il MacAir che ospitava MacOs è caduto in circa due minuti. L'hacker (Charlie Miller) ha sfruttato una falla nel browser di casa Apple, Safari: tecnicamente non è stato MacOs ad essere violato, ma Safari. Durante il terzo giorno le regole sono state ulteriormente cambiate: gli attaccanti potevano scegliere di far girare sui pc un'applicazione a caso, purchè questa fosse sufficientemente famosa (a discrezione degli organizzatori). A farne le spese è stato stavolta Vista, e in particolare l'ultima versione di Adobe Flash. Adesso aspettiamo che cada anche Linux!!
Ps: le falle sfruttate non saranno rese note finchè non verranno patchate: sia Apple che Adobe sono stati informati delle vulnerabilità.
Qui finisce il post.
Non molto tempo fa, parlando di analisi genetica, ho discusso della sicurezza dei dati personali nel mondo dell'informazione. Lo stesso tema è ripreso da Punto Informatico in un suo mini video (lo trovate sulla sinistra). Vi riporto il video, che è decisamente interessante:
CanSecWest è una conferenza dedicata alla sicurezza informatica che si tiene annualmente in Canada, in quel di Vancouver. Fra le varie cose (decisamente tecniche) che questa conferenza produce, si segnala una geniale sfida: la "CanSecWest PWN to OWN contest". Fondamentalmente vengono montati tre pc portatili, che montano tre diversi sistemi operativi: Windows Vista Ultimate su un Fujitsu U810, Linux Ubuntu 7.10 su un VAIO VGN-TZ37CN e infine Mac Os X su un MacBook Air. Tutti i sistemi operativi sono perfettamente aggiornati; la sfida sta nel riuscire ad hackare questi sistemi nel minor tempo possibile. Il vincitore si porta a casa il pc che è riuscito ad hackare (e si tratta di gran bei pezzi di... hardware) e un piccolo premio di incoraggiamento da 20mila dollari, per passare un buon Wend (se volete maggiori info riguardo le regole le trovate qui, ma vi dico subito che per partecipare vi tocca fare un viaggetto in Canada). Questo genere di iniziative non è certo nuovo, anzi sono numerose le gare di questo tipo, anche di respiro internazionale, che permettono tentativi di hacking in "remoto" (basta avere una connessione ad internet)... e gli italiani ogni tanto si sono pure distinti. Ma la vera domanda è: secondo voi, quanto resiste Vista??Qui finisce il post.
Ormai tutti abbiamo un router in casa (magari senza nemmeno saperlo): i router sono i nostri ponti verso l'universo wireless. Ci permettono di collegare i nostri pc ad internet senza cavo, possono fungere da collegamento fra il nostro media center in salotto e il pc, fungono da firewall tenendo a bada i vari cracker che cercano di infettare il nostro pc quando navighiamo. Ma chi di voi sa che è possibile potenziare il vostro router a costo zero? In fondo, è tutta una questione di software (che nel caso dei router si chiama firmware). Mi spiego meglio: un router è uno scatolotto che al suo interno contiene un'antenna wireless, che riceve e manda segnali via etere, un processore (piccolo, 200 mhz sono abbastanza nella maggior parte dei casi), un po' di memoria ram e una rom (come se fosse una piccola pennina usb). In fondo è un mini pc (non per niente esistono sistemi operativi che trasformano il vostro pc in un enorme router... ma questa è un'altra storia) che funge da diga fra voi e internet, e permette di collegare tanti pc in rete, instradando correttamente tutti segnali che riceve.La vera differenza fra la maggior parte dei router sta nel software: è la bontà del software di un router a decretare la bontà o meno del prodotto. Perchè non scrivere un software apposito, che offra una serie di opzioni presenti solo in router decisamente costosi (si parla di cifre oltre i 600euro...)?
Detto fatto! DD-WRT è sicuramente quello che fa per voi. Fondamentalmente si tratta di una versione particolare di Linux che è stata adattata e modificata in modo che potesse girare su un hardware limitato come quello di un router, ma non per questo vi deluderà, anzi!
DD-WRT vi mette a disposizione una grandissima varietà di opzioni che sicuramente non avrete mai visto originariamente nel vostro router.. ma andiamo con calma.
Installare DD-WRT significa hackare il vostro router, facendoci girare sopra un software non previsto dalla casa madre: perciò se decidete di installarlo, perderete la garanzia. Questo è particolarmente importante perchè a seconda del modello del vostro router l'installazione di DD-WRT puo' rivelarsi piuttosto difficile, e se qualcosa dovesse andare male vi ritrovereste con un router irrecuperabile (il così detto "Bricked router", ovvero il router trasformato in un perfetto mattoncino -brick- inutile).
DD-WRT può girare su molti router, ma non tutti: fra questi segnalo gli ottimi Linksys e i Dlink diffusissmi in Italia. Per una lista completa dei router compatibili andate a guardare qui: se il vostro router non dovesse apparire nella lista, purtroppo non c'è molto da fare :(
La procedura di installazione varia da router a router: la pagina di riferimento è sempre quella linkata in precedenza. Se nulla è specificato, semplicemente basterà aggiornare il firmware del vostro router con quello scaricabile dal sito di dd-wrt e aggiornare: vi prego di leggere con grande attenzione la pagine relativa al vostro router e di cercare online report di persone che già hanno aggiornato il firmware, perchè il rischio di brickare il router se non sapete cosa state facendo è altissimo. Tenete inoltre presente che durante il l'aggiornamento del firmware il vostro router sarà inutilizzabile; se qualcosa va male non potrete utilizzarlo per andare a cercare aiuto in rete.
Ok, credo di avervi terrorizzato abbastanza: se doveste aver bisogno di aiuto/consigli riguardo l'aggiornamento e il successivo setup, non esitate a lasciare un commento.
Una volta aggiornato il vostro router fra le varie cose potrete:
-Impostare IP statici (tramite router)
-Impostare filtri in base ai mac adress
-Impostare policy di sicurezza in caso vi siano bimbi in casa: ad esempio potrete inibire la navigazione su siti che contengono certe parole, o appoggiarvi a dei servizi online che faranno il lavoro per voi
-Impostare delle fasce orarie in cui è possibile navigare (...e inibire la navigazione durante le altre fasce!)
-Impostare particolari regole per il routing avanzato
-Avere più di una rete wireless in casa
-Impostare delle priorità sui pacchetti (ad esempio potrete dare la priorità al traffico generato da Skype o il game online e tralasciare il traffico p2p..)
-Aumentare la potenza delle antenne, o diminuirla per evitare che la zona coperta dalla vostra rete sia troppo grande
Queste sono solo alcune delle cose che potrete fare... allora che aspettate ad aggiornare i vostri router?
Ps: per dovere di cronaca segnalo anche altri firmware alternativi:
-Tomato: meno ricco di dd-wrt, ma molto più immediato
-OpenWrt: solo per professionisti
Repubblica.it oggi si è posta in prima linea nel lanciare un allarme riguardo una vulnerabilità di Ebay. Questa vulnerabilità permette a un cracker di carpire i dati di una persona che partecipa ad un'asta studiata appositamente per frodare. Nello specifico si tratta di una vulnerabilità di tipo cross-site scripting (abbreviata con XSS: ne parla in maniera veramente efficace un articolo di Microsoft). Questo nome identifica una classe di vulnerabilità che può potenzialmente essere utilizzata su qualunque sito che permette l'esecuzione di script. Per i meno ferrati in materia: gli script sono dei mini programmi che possono essere creati da un utente e fatti girare -attenzione- all'interno di un browser. In altre parole, il sito che permette l'utilizzo di script non esegue nessun tipo di programma sui propri server, ma invia gli script (incapsulati in normali pagine web) al browser dell'internauta: il browser si occupa poi di interpretare questi script ed eseguirli sul pc dell'utente. Essendo gli script dei programmi, con essi è possibile potenzialmente fare tutto: benchè tipo di approccio sia molto potente, è anche molto pericoloso per l'utente, che potrebbe essere indotto ad eseguire inconsapevolmente dei programmi non desiderati sulla propria macchina. Per limitare questo tipo di rischio, il linguaggio di scripting è studiato in modo che lo script non possa accedere ai file del pc, ad eccezione dei file utili alla navigazione; inoltre il sito su cui gli script risiedono può limitare i privilegi degli stessi. E' come se uno script potesse agire solo ed esclusivamente sul proprio orticello: il sito su cui è ospitato è il padrone che decide quanto questo orticello può essere grande. Tutto ciò serve ad alzare delle barriere contro l'utilizzo di script potenzialmente pericolosi. Porrei inoltre l'attenzione su una sottigliezza non da poco: quando si parla di hack di un sito di norma si pensa ad un hacker (erroneamente: sarebbe meglio dire cracker) che sfrutta una vulnerabilità che gli consente di fare breccia sui server del sito-vittima in modo da sottrarre le informazioni desiderate. Questo significa che l'hacker deve:
- Trovare un modo per entrare nel server vulnerabile
- Entrare nel server
- Rubare i dati che gli interessano (o inserire sul server hackato dei programmi che gli recapitino periodicamente dati sensibili degli utenti come password, numero di carte di credito, etc etc)
Invece quando l'hack avviene tramite XSS la modalità è sostanzialmente diversa. L'hacker deve:
- trovare una vulnerabilità nel browser che gli consenta di eseguire script malevoli
- cercare un servizio web (come Ebay) che permetta all'utenza di creare pagine contenenti script
- attendere che gli script malevoli agiscano e raccogliere i dati sensibili di tutti gli utenti che visitano la pagina su cui lo script è caricato
Notate la differenza? Nel primo caso la responsabilità è del gestore del sito che lascia aperta una vulnerabilità sui suoi sistemi; nel secondo caso il sito non ha colpa alcuna, in quanto l'errore risiede nel browser, il quale consente agli script di eseguire codice malevolo. In realtà le cose sono un po' più complesse perchè come ho accennato in precedenza il sito su cui risiedono gli script può decidere quanto deve essere grosso l'orticello in cui possono vivere gli script (anche se in effetti esistono tecniche per scavalcare il recinto dell'orticello... è una continua guerra fra sviluppatori e cracker). Quindi cosa è successo ad Ebay? Semplicemente un cracker ha creato uno script che, caricato nella pagina dell'asta, spedisce l'internauta che tenta di fare un'offerta in una pagina identica a quella di Ebay (ma che ovviamente non è di Ebay): inserendo nome utente, password e magari anche il numero di carta di credito, l'ignaro utente sta consegnando a dei malintenzionati le chiavi del proprio conto corrente. Purtroppo non c'è nulla di nuovo in questo: è un copione visto già nel 2006. Come fare a proteggersi? Difficile a dirsi: se comprate molto su Ebay vi consiglio caldamente di utilizzare Paypal (che vi offre una garanzia in caso di frodi); prendete in considerazione l'idea di utilizzare la toolbar di Ebay o quella di Google, le quali vi dicono se le pagine che state visualizzando sono effettivamente quelle che dicono di essere (se utilizzate i filtri antiphishing di internet Explorer o Firefox non serve questa precauzione). Infine la soluzione drastica: disabilitate gli script sul vostro browser (per Firefox e per Explorer). Certo vi perderete tantissime funzionalità su molti siti (potreste non riuscire ad utilizzare alcuni, attenzione!), ma almeno dormirete tranquillamente la notte.
Ps: andando a vedere il video messo online da Repubblica, il giornalista mostra come un hacker abbia fatto a rubare il suo nome utente e la password da Ebay. Purtroppo non da consigli su come evitare lo stesso errore: sarei curioso di sapere se è possibile accorgersi della frode osservando l'indirizzo indicato nella barra di navigazione del browser (ho il sospetto di si). Nel corso del video inoltre il giornalista dice anche che nel corso della prova un altro utente è cascato nella trappola. Sembra di capire che quest'ultimo utente fosse di passaggio... salvo che poi le immagini mostrano anche la sua password: "thisisatest". Giusto per non smentirsi mai, siamo italiani....
Etichette: Cross Site, Ebay, hack, XSS
Vi consiglio alcuni programmi che vi permettono di virtualizzare SO:
Virtual Box (da poco acquisita da SUN)
Virtual PC (di Microsoft)
E infine, forse il migliore:
VMware (della società omonima)
Personalmente vi consiglio, se siete alle prime armi, di inizare con VirtualBox: è totalmente gratuito e decisamente semplice da utilizzare. Forse è meno snello e ottimizzato di altri programmi analoghi, che però potrebbero mettervi in difficoltà per l'alto numero di parametri da impostare.
Utilizzare VirtualBox è decisamente facile dopo averlo scaricato e installato, basta andare nel menù Macchina -> Nuova. A questo punto dovete:
1) Scegliere il nome della macchina virtuale e il sistema operativo da visualizzare:
Terminata la creazione della macchina virtuale avrete una situazione simile:
La mia macchina virtuale come potete vedere si chiama XP. Sulla parte destra della schermata vedete quali sono le caratteristiche della macchina virtuale: cliccando su "generale" per esempio possiamo reimpostare tutte le caratteristiche base della macchina (dimensione memoria, hard disk, etc etc etc); cliccando su "cartelle condivise" è possibile decidere se condividere delle cartelle fra il SO virtualizzato e il vostro pc (come se aveste due pc in rete!); cliccando su audio potete decidere se virtualizzare o meno la scheda di rete e via dicendo. Il tutto è decisamente semplice: è come costruirsi un pc "virtuale". La mia filosofia è quella di virtualizzare il meno possibile: niente audio, niente cartelle condivise, niente floppy, niente porte seriali e nemmeno nessuna porta usb. Attenzione però: se volete provare un qualche tipo di periferica usb senza installarla sul vostro pc, vi sarà sufficiente attivare le porte usb sul pc virtuale, e collegare la periferica usb cliccando sul tasto evidenziato:
Siamo quasi al termine: finora abbiamo "solo" configurato la macchina virtuale, ma non abbiamo installato sopra nessun sistema operativo. Per fare questo bisogna "inserire" il cd: clicchiamo su "CD-DVD ROM":
Impostando le cose come in figura, la macchina virtuale "vedrà" nel suo cdrom tutto ciò che trova nel disco E: (che è appunto la lettera del cdrom del mio portatile).
In alternativa cliccando su "file immagine ISO" potrete impostare un'immagine ISO che la macchina virtuale vedrà come CD. In entrambi i casi per virtualizzare Windows dovete inserire un cd (o un'immagine) della vostra copia di windows XP!
A questo punto non vi resta che dare l'ok, cliccare sul tasto "AVVIA" in alto sulla sinistra, e la vostra macchina virtuale partirà con l'installazione di Windows XP, e potrà navigare in rete come se fosse un normale pc (sempre che il vostro pc "fisico" sia connesso).
Notate le potenzialità di questo approccio: potrete provare qualsiasi programma che credete, perchè tutte le modifiche che eseguirete avranno effetto solo sul SO virtualizzato: potrete infettarlo con virus, spyware e quant'altro, giusto per prova; potrete installare diversi programmi per controllare che siano compatibili fra loro, o semplicemente potete provarli prima di installarli sul vostro pc ufficiale. Oppure potete provare quella distribuzione di Linux di cui avete tanto sentito parlare, ma che non avete mai installato per paura di installare un sistema operativo nuovo (vi consiglio veramente Ubuntu ^^). Per non parlare delle applicazioni in ambito aziendale: vi siete mai chiesto cosa sono i virtual server che moltissimi web hoster offrono?
Nulla più che macchine virtuali! Anche in altri ambiti le macchine virtuali sono utilizzatissime: ad esempio potreste avere una connessione remota ad una macchina virtuale, gestita da un host in rete. Potreste lavorare solo ed esclusivamente in remoto, demandando a terzi tutto ciò che concerne il backup dei vostri dati e la "pulizia" del sistema virtuale alla società che vi fornisce il servizio; la macchina remota potrebbe essere molto più potente di qualsiasi pc standard, e potrebbe essere upgradata con pochi click: questo tipo di approccio sta prendendo piede sempre di più (con tutte le sue problematiche... la società che ha in custodia le macchine virtuali può teoricamente leggere tutti i vostri dati personali e/o aziendali!), e sicuramente ne sentiremo riparlare in futuro. Chi di voi ha avuto esperienze con le macchine virtuali?
Etichette: Tutorial, virtualizzazione, Windows
Esistono poi altri programmi stand-alone, indipendenti da Windows: fra questi uno dei più notevoli è certamente Xplorer2. Questi si presenta simile ad esplora risorse, ma è decisamente più potente: supporta la navigazione a schede fra le cartelle, indica nella testata di ogni scheda la cartella in cui siete, e vi mostra l'albero delle cartelle sulla sinistra. Integra una serie di strumenti decisamente potenti, quali un batch renamer e una piccola console in cui potete scrivere qualche riga di codice se ne avete la necessità; supporta il protocollo FTP (potrete navigare fra le cartelle del server FTP come se fossero le cartelle del vostro pc) e infine vi permette di creare dei bookmark per le vostre cartelle. Le opzioni che Xplorer2 mette a disposizione sono veramente tantissime, ed è davvero molto personalizzabile. Il programma è gratuito per uso personale (ci sono delle piccole limitazioni perfettamente trascurabili), ed è strutturato tanto bene che ho deciso di acquistarlo per utilizzarlo sul lavoro!
Esistono anche altri programmi di questo genere, come UltraExplorer, CubicExplorer e FreeCommander: sono tutti prodotti validissimi, ma non mi hanno convinto a lasciare Xplorer2. Voi sapete consigliarmi programmi simili?
Etichette: blog
Vi è mai capitato di salvare il vostro lavoro di una settimana, per rendervi conto subito dopo di aver appena sovrascritto informazioni utilissime? Tutti, almeno una volta si sono mangiati le mani perchè non avevano salvato una copia di quel file...
Purtroppo queste disgrazie sono all'ordine del giorno, ma è possibile evitarle: andiamo alla scoperta del così detto "file versioning"...L'idea di base è piuttosto semplice: salvare una copia del file ogni volta che che vi apportiamo una modifica. Semplice ma geniale! Certo, ma come fare?
Se utilizzate Windows Vista, questo sistema operativo fa il lavoro sporco per voi: anche se non ve ne siete mai accorti, il sistema salva per voi un backup del file che state modificando ogni volta che lo salvate. In teoria questa feature sarebbe accessibile solo per chi ha acquistato Windows Vista.. però basta utilizzare ShadowExplorer e riuscirete a navigare fra le vecchie copie del vostro documento senza nessun problema!
Se invece utilizzate Windows Xp, la situazione è più complicata: al contrario di Vista, XP non include nessun tipo di file versionig, quindi è necessario appoggiarsi ad applicazioni esterne. Eccone una paio:
1) FileHamster: con questa semplice utility (totalmente free) dovrete impostare una serie di cartelle che verrano monitorate, specificare quali tipo di file tenere d'occhio, e... basta!
Semplicemente, FileHamster creerà in una cartella da voi scelta una copia di tutti i file che verranno modificati nelle cartelle monitorate. E' inoltre possibile specificare dei particolari file da escludere, una grandezza massima del file che da salvare, un limite di tempo massimo oltre il quale le vecchie versioni dei file salvati decradranno in automatico, e un limite massimo della cartella di backup. Semplicissimo, immediatissimo ma sopratutto utilissimo!
2) AutoVer: Praticamente identico a FileHamster, sia a livello di funzionalità che di opzioni disponibili. Non l'ho ancora testato a fondo, ma mi è parso veramente un ottimo progetto... teniamolo d'occhio!
3) Codeville: Concettualmente simile al primo, ma ha la peculiarità di salvare solo la differenza fra la vecchia versione del file e la nuova, risparmiando così molto spazio su disco. Purtroppo il supporto per Windows è piuttosto limitato, ed è un po' più difficile da installare... lo proverò prossimamente, vi farò sapere come funziona!
Esistono anche altri software analoghi a pagamento (e che per questo motivo non verranno trattati in questo blog), e sicuramente esisteranno altre alternative free.. se le conoscete non esitate a dirmelo!
Etichette: File revisioning, Software
Cosa accadrebbe se scoprissi di aver "passato" una brutta malformazione genetica a mio figlio? Farei il possibile perché abbia le migliori cure. Inoltre, che vantaggio avrei nel non saperlo? Certo, vivrei forse con meno pensieri, ma probabilmente la qualità della vita di mio figlio sarebbe peggiore.
La consapevolezza di essere maggiormente soggetto a certe patologie rispetto ad altre mi spingerebbe sicuramente ad evitare comportamenti a rischio per me; potrei predisporre in vecchiaia una serie di analisi tarate sul mio personale genoma (chi non ha mai sentito parlare di prevenzione?).
In altre parole, non vedo come una conoscenza migliore si se stessi possa in qualche modo, di per se stessa, danneggiare altri: sapere è sempre meglio che non sapere.
Qui si aprono una serie infinita di possibilità sanitarie, assicurative, previdenziali, e sociali: tutto ciò però spalanca una serie di dubbi legati alla privacy di certe informazioni. Cosa direbbe la vostra Compagnia di assicurazioni sapendo che siete particolarmente soggetti a infarti? E come la prenderebbe il vostro datore di lavoro sapendo che siete particolarmente soggetti allo stress?
Queste problematiche però mi paiono essere legate più a tematiche giuridiche che etiche: queste informazioni di tipo sanitario sono strettamente personali, e pertanto solo il diretto interessato può decidere se concedere o meno a terzi l'uso di tali informazioni. Molte persone ribattono a questo argomento dicendo che certe società senza scrupoli rivenderanno certamente a terzi le informazioni del nostro DNA, non pensando al fatto che (sopratutto in USA), le società rischiano grosso per certe manchevolezze, e che i rispettivi capi finiscono davvero in prigione se colti con le mani nel sacco. Certo il rischio resta comunque, ma va riportato alla sua giusta dimensione: non credo che sia maggiore di quello cui siamo attualmente sottoposti con i nostri dati in mano a diversi enti e istituzioni, sia privati che non. Quindi lasciate perdere chi dipinge un futuro a tinte fosche, ipotizzando una nuova eugenetica: l'analisi del DNA non può che migliorare la conoscenza scientifica di se stessi, finché tali dati sono adeguatamente protetti dalla legge.
Ciao a tutti!
Girovagando per il web 2.0 ho scoperto un sito decisamente interessante: si tratta di ClearCheckBook.com. Questo sito vi permette di tenere traccia delle vostre entrate e uscite finanziarie, in modo da capire dove spendete più soldi. Inoltre, ClearCheckBook mette a disposizione una serie di report e grafici in modo da avere la situazione sotto controllo a colpo d'occhio.
Devo dire che non avevo mai avuto necessità di un simile servizio, dato che avevo sempre la precisa idea di dove fossero i miei soldi, ovvero nella mia immaginazione!!!
Scherzi a parte, sto provando il servizio da un paio di settimane e devo dire che funziona benissimo: si possono impostare una serie di "conti" (io ad esempio ho creato "cash" e "conto bancario", ma non c'è un limite) e impostare un ammontare di partenza. Dopodichè si devono creare una serie di categorie di spesa, come "cibo", "trasporti" etc etc...
A questo punto dovete inserire le vostre movimentazioni ogni volta che spendete o guadagnate qualcosa... può sembrare un po' noioso ma il sito in questo vi aiuta moltissimo, dato che inserire un movimento è cosa di pochissimi secondi: si imposta la categoria, l'importo, il conto e via, tutto a posto.
Il tutto vi permette di avere sott'occhio le vostre spese... e devo dire che è utilissimo!
Infine, è disponibile anche un gadget per la homepage personalizzata di google, che vi permette di gestire i vostri conti direttamenente da Google. Dimenticato.. il tutto è ovviamente gratuito. Che ne pensate? Conoscete altri siti simili?
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Il servizio è disponibile per tutti, ed è già stato integrato nel pannello di controllo di coloro che già utilizzano Google Apps; esso permette, fondamentalmente, di creare siti web collaborativi. Non vi si richiede nessun tipo di conoscenza informatica: le pagine possono essere create direttamente dal vostro browser, tramite un editor molto semplice e funzionale che riprende Google Docs.
E' possibile specificare chi può accedere (sia in lettura che in scrittura) alle pagine create, in modo da rendere l'intero sito collaborativo sullo stile di Wikipedia. Infine il tutto è perfettamente integrato con le altre applicazioni Web 2.0 di Google, dal Calendar a Google Docs.
Che dire... utilizzando Google Apps per il mio dominio non ho resistito alla tentazione e ho provato questo nuovo servizio. La semplicità con cui si attiva (un paio di click e via) è disarmante e il sito risulta online istantaneamente. A questo punto siete pronti per iniziare a scrivere contenuti che andranno direttamente sul web: effettivamente il tutto ricorda un wiki, ma l'immediatezza del servizio mi ha lasciato di stucco.
Certo, il rischio è quello di veder fiorire una serie di siti "fotocopia", ma Google Sites si rivolge principalmente alle aziende per la creazione delle loro Intranet: in quest'ambito è fondamentale che il sito sia chiaro e semplice, il resto passa in secondo piano. Inoltre esiste la possibilità di personalizzare il sito in maniera simile ai blog di Blogger: al momento le opzioni sono alquanto limitate, ma certamente la comunità online reagirà riversando sul web una serie di personalizzazioni e hack che permetteranno, a chi vorrà, di stravolgere il layout standard di Google Sites. Il tutto è perfettamente gratuito, se escludiamo i 10 dollari l'anno che costa comprare un nome di dominio.
Personalmente credo che Google abbia per l'ennesima volta fatto centro: il servizio è già ottimo, ma sono moltissime le direzioni verso cui potrebbe espandersi e migliorare, sempre in ambito business. Ad esempio pensate a un Google Sites ottimizzato per la creazione di un negozio web, integrato magari con Google Checkout per i pagamenti online, e con la capacità di generare statistiche, grafici e documentazione contabile. Il tutto con due click.... spettacolare!
Dario
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